yuppu: (chii)
[personal profile] yuppu
Titolo: Christmas in New York
Autori: [livejournal.com profile] arwen88 e [livejournal.com profile] yuppu
Fandom: Originale
Personaggi: James, Travis, Louis
Genere: Sentimentale, Romantico
Avvisi: Omosessualità
Rating: PG-13 per linguaggio e riferimenti sessuali
Contatore Parole: 5229
NdA: Storia scritta a quattro mani per la Maritombola.
Introduzione: È il secondo anniversario di James e Louis e l'ultima cosa che James si aspettava era trovare Travis sulla via di casa mentre rientrava per preparare la torta.



Le luci colorate, le canzoncine di Natale dagli altoparlanti, le folle che si muovevano tra i reparti dei negozi alla ricerca degli ultimi regali, di qualcosa di particolare per l’imminente cenone: James cercava disperatamente di farsi contagiare da tutta quell’aria di festa imminente.
Era il ventitré di Dicembre e lui aveva tutta l’aria di chi vivesse una solita giornata, se non anche una deprimente.
Lui e Louis stavano insieme da esattamente due anni quella sera.
Era perfetto. Bastava non considerare che erano mesi ormai che il suo ragazzo sembrava sempre più distante, al limite da ignorare le sue opinioni anche su cose che riguardavano entrambi, al punto da dargli buca regolarmente per poter uscire da solo col suo migliore amico.
E considerando che lui e Louis convivevano insieme... be, ci voleva una certa tattica per riuscire a dargli buca. Il fatto di aver finalmente incontrato qualcuno che sembrava essere interessato a lui forse anche più di quanto non lo fosse mai sembrato Louis non aiutava. Affatto.
Ma quella sera James aveva deciso di non pensare nemmeno per un momento a Travis ed era uscito per comprare gli ingredienti adatti a preparare una torta per sé e il suo Louis, per festeggiare la giornata.
Peccato solo che una volta uscito dal negozio con buste varie per le mani e aver aperto l’ombrello noti proprio Travis, lì davanti ad una fermata del bus ormai soppressa, senza ombrello.
Travis cerca di ripararsi alla meno peggio, stanco e intristito da come è andato un pomeriggio che doveva essere quantomeno piacevole. Avrebbe dovuto vedersi con un suo amico. O meglio, avrebbe dovuto incontrare per la prima volta un amico conosciuto su internet. Le cose non erano andate come aveva previsto. E lui ora era lì, triste e solo e di certo non poteva rovinare il pomeriggio di suo padre per aver avuto un pessimo giudizio su una persona.
James lo copre col proprio ombrello, aspettando che si volti.
“Travis... ti ho chiamato... ma non ti voltavi.” Mormora, cercando di capire se stia almeno bene.
Travis cerca di pulirsi gli occhi e il naso con la manica della giacca. “Non ti avevo sentito, scusami...”
Scuote la testa, stringendo le labbra nel capire che piangeva. “Trav... va tutto bene? Vuoi... vuoi compagnia?”
“Hai sicuramente tanto da fare... non voglio farti perdere tempo dietro a me...” Abbozza un sorriso triste.
James ci rimane un po’ male a quelle parole: a prescindere dai suoi problemi Travis è suo amico e non può lasciarlo così da solo, sotto la pioggia in una città che non è nemmeno la sua. “Tu non sei mai una perdita di tempo.” Scuote la testa.
“... grazie.” Riesce a fare un sorriso vero, finalmente, e si avvicina di più a lui. “Spero di non scombussolarti troppo i piani...”
Abbozza un sorriso, sollevando appena la busta della spesa. “Devo fare una torta... non penso che avere qualcuno in casa che sa realmente cucinare possa creare più danni di quanti non ne farebbe lasciarmi solo alle prese con un forno.” Ridacchia.
Travis ridacchia e si asciuga meglio gli occhi. “Penso di poter essere utile...”
James porta il ragazzino a casa con sé, sperando vada tutto bene.
“Fai come fossi a casa tua...” Gli sorride, poggiando la spesa sul tavolo della cucina prima di andare a recuperare un asciugamano per lui.
Travis si guarda intorno senza toccare niente, preso dal pensiero di essere per la prima volta a casa di James.
La casa che James condivide con Louis. Darebbe un braccio e una gamba per prendere il posto di quell’ingrato, al momento.
James torna da lui poco dopo, passandogli un asciugamano. “Ho visto che ti sei un po’ inzuppato...” Gli sorride.
“Grazie...” Gli sorride e si passa l’asciugamano sui capelli, almeno per tamponarsi un po’.
L’uomo va a recuperare gli ingredienti dalla busta, sistemandoli e iniziando a cercare il libro di ricette. “Vuoi qualcosa? Un tè, caffè...” Gli lancia uno sguardo. “... qualcuno che ascolti?”
“Qualcuno che ascolti sarebbe la cosa migliore... anche se non voglio scaricarti tutto addosso...”
A quelle parole abbozza un mezzo sorriso, scuotendo la testa. “Ho le spalle larghe. Dai, sputa il rospo.”
Travis prende un respiro profondo e si mette a giocare nervosamente con l’angolo dell’asciugamano. “Dovevo vedermi con un amico conosciuto su internet, oggi. Era sempre stato piuttosto simpatico e andavamo d’accordo, mi piaceva parlare con lui...” Sospira e stringe le labbra. “Ma evidentemente mi sbagliavo, quando pensavo che volesse solo passare un pomeriggio insieme tanto per fare...”
James stringe le labbra, osservandolo. “Ha allungato le mani?” Chiede un po’ cupo. Se avesse il tizio sotto mano al momento gliela farebbe pagare.
“Ha tentato. E ha detto che lui aveva già dimostrato che gli piacevo e che credeva fosse per quello che volevo che ci vedessimo, quindi non capiva perché dovessi fare tante storie...”
L’uomo ripete piano le sue ultime parole, incredulo. “Scherzi? Voglio dire...” Fa una smorfia e si passa una mano sul viso. “E’ per colpa di imbecilli così se poi tutti dicono che gli uomini sono tutti maiali...” Con un sospiro gli stringe appena una mano, mollando sul tavolo il libro di ricette. “Non sei certo tu ad avere sbagliato niente, Trav...”
“Io mi sono fidato di lui e mi sono sbagliato così tanto...” Stringe le labbra. “Faccio fatica a pensare di non avere nemmeno un po’ di colpa...”
James scuote la testa, sedendosi affianco a lui. “Un errore di valutazione lo può fare chiunque. Certa gente ci si perfeziona tutta la vita per riuscire a convincere gli altri a fidarsi per poi approfittarsene...”
Travis sospira. “Immagino non ci si possa fare niente...”
In silenzio gli accarezza un po’ la schiena, cercando di tirargli su il morale. “... sicuro di non volere qualcosa di caldo?” Prova a riproporre.
“In effetti un tè potrebbe non essere male...” Abbozza un sorriso.
“E tè sia.” Gli sorride, dandogli una pacca prima di lanciare uno sguardo al libro. “Ti va di aiutarmi a scegliere qualcosa che non sia troppo difficile?” Chiede, provando ad avvicinarlo a lui.
“Dipende... che ingredienti abbiamo e per che occasione è?” Chiede, sfogliando il libro.
James fruga nella dispensa, osservando ciò che c’è. “Uhm, abbiamo spezie... cacao... oh, se non sbaglio abbiamo anche dei limoni...” Annuisce, prima di voltarsi a lanciargli uno sguardo, alzando appena le spalle. “Oggi io e Louis facciamo due anni insieme.” Abbozza un mezzo sorriso, non molto sicuro nemmeno lui di perché dirlo lo faccia sentire in colpa.
Travis si blocca per un istante, prima di sforzare un sorriso. “Oh... beh, possiamo fare una torta con la crema al limone!” Propone, cercando di non pensare troppo a Louis.
James annuisce, andando a recuperare i limoni per metterli sul tavolo. “Speriamo che esca buona...” Abbozza un sorriso, aspettando che gli dica cos’altro servirebbe.
“Vediamo... potremmo fare sia un pan di spagna che una crostata...”
Alza l’indice. “A me piacciono le crostate.” Sorride.
“Allora facciamo una crostata...” Sorride. “Dove tenete le ciotole? E mi servono lo spremiagrumi e una grattugia.”
Il padrone di casa indica con abbastanza sicurezza l’antina delle ciotole, prima di mettersi a cercare il resto. “Non sono ben sicuro di avere una grattugia. Anche se penso di sì. Lo spremiagrumi sì però...” Annuisce, vagamente imbarazzato dalla riprova di quanto poco cucini.
“Se non hai una grattugia, mi basta un coltello...” Risponde, con un sorriso.
“Meno male...” Ridacchia, passandogliene uno e appoggiandosi alla cucina. “Che posso fare ora?” Gli chiede con un sorriso.
Travis comincia a dargli istruzioni per cominciare a impastare la pasta per la crostata mentre si adopera a fare la crema al limone e dopo aver cominciato a mescolare il pentolino si azzarda a chiedere. “... come vanno le cose con Louis? Meglio?”
James sospira appena, scrollando le spalle mentre osserva la pasta che prende l’aspetto di una pasta. “Non direi... continuo a pensare che preferisca la compagnia del suo migliore amico alla mia... e non sono sicuro che gli interessi davvero continuare a stare con me...”
Travis gli accarezza un braccio. “... sono sicuro che non è così. Non capisco come chiunque possa preferire la compagnia di altri avendo te...”
L’uomo stringe le labbra e scuote appena la testa. “Non conosci Joe... voglio dire, è intelligente e... sono amici da quando erano bambini, parlano di tutto.” Scrolla le spalle. “Io non so nemmeno se mi ascolti quando parlo...”
“... mi dispiace che tu ti senta così, Jay...”
Gli lancia uno sguardo, abbozzando un mezzo sorriso. “Sono contento che sei qui a farmi compagnia...” Annuisce.
“E io sono contento di esserci...” Gli sorride, prima di porgergli il cucchiaio di legno per assaggiare la crema. “Senti se ti piace...”
James si sporge e l’assaggia, prima di voltarsi a guardarlo con un gran sorriso, quasi sorpreso. “E’ buonissimo! Sei davvero bravo!”
Travis sorride ed arrossisce appena. “Ti piace?”
Esita un attimo, guardandolo negli occhi, e per un attimo darebbe qualsiasi cosa perché fosse la festa di loro due. “... da morire.” Gli sorride.
Il ragazzo abbassa la testa per un momento, sentendosi avvampare. “Mi fa piacere...”
James stringe appena le labbra prima di sospirare. “Trav...” Gli sfiora leggermente un fianco, non molto sicuro nemmeno lui di cosa vorrebbe dirgli.
Travis lo guarda per un momento e sospira appena, ripulendogli uno sbaffo di crema con il pollice. “Scusa, ti avevo sporcato...” Mormora, prima di leccarsi il dito senza pensarci.
James avvampa, ricollegando quella scena con la volta in cui era stato lui a ripulirgli una guancia e per un attimo darebbe tutto pur di poterlo baciare.
Travis si fa coraggio e si azzarda a sporgersi per baciarlo, sospirando piano.
L’uomo trattiene un attimo il respiro, il secondo dopo gli prende delicatamente il viso tra le mani e lo bacia sulle labbra senza una parola.
Il ragazzo mette le mani sulle sue, con il cuore che batte velocissimo in petto, ricambiando il bacio con il timore che James si stacchi da un momento all’altro e gli chieda di andarsene.
James vorrebbe stringerlo a sé e non lasciarlo andare più via anche se una parte di lui continua a ricordargli che non va bene ciò che sta facendo. Sentirlo ricambiare però riesce a mettere a tacere quella voce e si spinge più verso di lui, approfondendo il bacio.
Travis rabbrividisce appena e gli si spinge contro, per sentirlo più vicino. Sta veramente baciando James come se fosse suo, come se non esistesse nessuno a parte loro.
L’uomo toglie piano le mani dal suo viso, solo per poterlo però prendere tra le braccia, sentendosi un po’ morire nell’averlo finalmente contro di sé. Per quanto la cosa lo facesse sentire in colpa erano tante le volte in cui negli ultimi tempi si era ritrovato ad immaginare brevemente situazioni simili.
Il giovane gli cinge il collo con le braccia, completamente perso in quello che fino al giorno prima era solo un suo sogno.
Alla cieca James sposta la ciotola con l’impasto più in là prima di prendere il ragazzo e sollevarlo senza sforzo, facendolo sedere sul ripiano per poter essere più alla stessa altezza, tornando a stringerlo subito tra le braccia.
Travis quasi geme sulle sue labbra, stringendo la sua camicia per riattirarselo contro, rabbrividendo appena.
A sentirlo così James sposta una mano sul suo viso, accarezzandolo piano, separandosi dalle sue labbra per guardarlo negli occhi ma ritrovandosi a continuare a dargli piccoli baci. “Travis...” Lo chiama piano.
Travis lo bacia ancora, come se non ne avesse abbastanza, ma il rumore della porta che si apre e poi sbatte lo fa staccare di colpo, quasi nel panico.
“Non potresti mai immaginare che razza di giornata ho avuto oggi, focaccina!” Si annuncia Louis, mentre si avvia verso la stanza sbagliata.
James trattiene il respiro, guardando Travis con gli occhi sgranati, e subito fa un passo indietro, prendendogli le mani per aiutarlo a scendere mentre si sente avvampare il viso.
Travis cerca di ricomporsi alla svelta e cerca di distrarsi, tornando a mescolare la crema.
“Focaccina?” Chiama ancora Louis, dalla camera, senza degnarsi di cercare attivamente il fidanzato.
La testa in palla, James riattira a sé la ciotola dell’impasto, fissandolo come ne andasse della sua vita. “Sono qui.” Lo chiama verso la cucina, lanciando uno sguardo fugace al ragazzo affianco a sé.
“Non potresti mai immaginare- oh, hai un amico.” Si interrompe, guardando malissimo Travis che vorrebbe tanto sparire inghiottito dal pavimento.
James stringe appena le labbra e molla la ciotola, voltandosi a guardarlo abbozzando un sorriso. “Già... è venuto a farmi compagnia.” Annuisce, prima di fargli un mezzo cenno. “Dicevi?”
Nel mentre, Travis si sposta per cominciare a foderare la teglia, quasi nascondendosi dietro James.
“Dicevo, non potresti mai immaginare che razza di giornata ho avuto... se avessi saputo la fatica per farmi dare da mia madre quello schifo di anello le avrei detto che poteva tenerselo, guarda...”
James era rimasto a guardarlo con le labbra socchiuse, praticamente certo di stare pensando all’oggetto sbagliato. “Anello? Quale anello?”
“Quello schifo di anello di fidanzamento che è in famiglia da generazioni, blah blah, non lo rende meno un orrore...” Sbuffa teatralmente, mentre Travis ha la fortissima tentazione di scappare dalla finestra per non assistere alla proposta di matrimonio che sicuramente seguirà ora.
James d’altra parte guarda il proprio ragazzo senza fiato. Era sicuro che Louis nemmeno pensasse a lui, che si fosse ormai perso definitivamente per il migliore amico. E ora... gli voleva chiedere di sposarlo? “Io... tu...” Si schiarisce la voce. “Lei te l’ha dato?”
“Beh, sì, alla fine ha capito... cosa stai facendo, tu, perché la cucina è un disastro?”
“Alla fine ha capit-” Ripete sulle sue parole, ancora impallato, prima di guardarsi attorno. “Eh, non è un disastro...” Lancia uno sguardo a Travis e sospira appena. “Noi... stiamo facendo una torta.” Abbozza un sorriso.
“... e per cosa?” Chiede, sinceramente senza ricordare dell’anniversario.
“Per...” Rimane a guardarlo per un attimo, rattristato nel vedere che ancora una volta si era dimenticato una delle loro date. E mentre si chiede perché lo voglia sposare quando non gli interessa nemmeno ricordare del loro anniversario alza le spalle. “Avevo voglia di crostata.” Abbozza un sorriso triste, mentendo per non farcelo rimanere male davanti a Travis.
Travis rimane sorpreso sia della totale dimenticanza di Louis sia dalla bugia di James.
“Oh. Beh, contento tu. Vado a dire a Joe che ho l’anello.” Dice, prendendo il telefono dalla tasca.
“Joe?” Chiede James, sentendosi sparire la terra da sotto i piedi. “... che c’entra lui?”
Louis aggrotta la fronte, come se chiedesse una cosa ovvia. “L’anello è per Ali.” Dice, con un sopracciglio alzato.
Lentamente James inizia a vedere lo schema nella cosa. “L’anello della tua famiglia... lo vuoi regalare a Joe?” Chiede, sperando di sbagliarsi.
“Beh, sì, io che me ne faccio di un anello da donna, scusa?”
“Non è-non è solo un anello da donna... quello è l’anello di fidanzamento della tua famiglia.” Gli fa notare, stringendo appena le labbra. “... non hai pensato nemmeno per un momento a me?”
Louis tace, cominciando a capire che James potrebbe non prendere bene la sua risposta. “... no. Se avessi voluto prendere un anello di fidanzamento per te, l’avrei comprato.”
Il peggio è che per un momento James si chiede se Louis non possa aver ragione, ma capisce anche da solo che è solo l’ennesimo tentativo di non voler far rimanere male una persona che gli sta dimostrando più e più volte di non pensare a lui. Ed è brutto sapere che non è che se si fosse trattato di Joe gli avrebbe dato quell’anello, ma glielo sta realmente dando. “Per te io non è proprio contemplato che ricevessi l’anello con cui tutti nella tua famiglia si fidanzano. Ma Joe sì. Perché è a lui che lo stai dando, no?”
“Lo sto dando a lui solo perché lo dia ad Ali.” Risponde, sentendosi vacillare nel dare quella risposta.
“Già. Perché lui è etero.” Stringe le labbra. D’altra parte non era sempre quella la risposta quando gli diceva che era geloso del loro rapporto? Joe è etero.
Louis tace, non sapendo come rispondere.
Travis stringe le labbra, combattendo l’impulso di stringere forte James e cercare di fargli scordare tutto.
L’uomo prende un respiro a fondo e guarda il soffitto per un attimo, cercando di inghiottire il groppo in gola. “Louis?”
L’altro tace, guardandolo fisso senza sapere cosa dire.
James sospira e lo guarda. “Impacchetta le tue cose. Ed esci da questa casa.” Lo guarda negli occhi, mantenendo non sa nemmeno lui come un tono calmo.
Louis abbassa la testa e torna in camera, per prendere il minimo indispensabile per un paio di notti fuori, il tanto che basterà a James per calmarsi e riprenderlo.
Travis sfiora appena la schiena a James, senza parlare.
Rimane fermo, lanciando uno sguardo al ragazzo da sopra la spalla, e sospira appena mentre aspetta che Louis esca dalla sua vita. Alza un sopracciglio quando lo vede ricomparire con poche cose appresso. “... Louis. Non ti sto dicendo che voglio una pausa. Ti sto dicendo basta.” Specifica, cercando di non far tremare la propria voce.
Louis si tende per un momento, con gli occhi che bruciano. “Domani tornerò a prendere tutto il resto.” Dice, prima di uscire.
Appena la porta si richiude James non ce la fa più e nasconde il viso dietro le mani. Louis è andato e dopo quell’ultima goccia ha idea di non essere mai importato, che per quei due anni lui era sempre stato solo un sostituto per l’amico che non poteva avere come ragazzo.
Travis lo abbraccia da dietro, cercando di consolarlo un minimo, di fargli sentire che non è solo.
L’uomo cerca di calmarsi, di respirare normalmente, e si passa una mano sulle guance, accarezzando con l’altra le braccia del ragazzo. “Mi... ti va di restare a farmi compagnia?” Chiede, sperando di non rimanere completamente solo.
Annuisce. “Se vuoi che resti, resto...”
“Sì. Grazie, Trav.” Si gira tra le sue braccia, abbassandosi per abbracciarlo a sua volta, vergognandosi un po’ a farsi vedere così.
Travis lo stringe forte, sentendosi male ad aver desiderato che lasciasse Louis per quanto è evidente che sta male ad averlo fatto. Vorrebbe potergli togliere tutto il male soltanto abbracciandolo così.

Quella notte i due dormono insieme, aggrappati in un abbraccio che non si spinge più oltre, nemmeno a ripetere il bacio che già c’era stato. Tutto ciò che volevano in fondo era semplicemente cercare di sentirsi meno soli.
La mattina è James a svegliarsi per primo e per un attimo si perde a pensare a quanto sia strano che Louis lo abbracci così stretto, lui che generalmente gli dava la schiena. Basta aprire gli occhi però per vedere che è Travis il ragazzo addormentato tra le sue braccia, e ricorda così di cosa era successo la sera prima. Con un piccolo sospiro accarezza la nuca al ragazzo, cercando di non svegliarlo.
Travis sospira appena e strofina la testa contro la sua spalla, ancora addormentato.
James rimane a guardarlo in silenzio, continuando ad accarezzargli i capelli. Da una parte si sente ancora morire al pensiero di Louis e di averlo lasciato, dall’altra si chiede se stia facendo la cosa giusta lì con Travis.
Travis si sveglia lentamente, complice il fatto che non crede di poter veramente essere abbracciato a James finché non si ricorda della sera prima. Si strofina gli occhi, senza staccarsi da lui, e lo guarda. “... ciao...” Vorrebbe chiedergli come sta e se vuole che resti ancora, in fondo in qualche ora dovrebbero partire comunque entrambi per New Orleans.
“Ciao...” Smette di accarezzarlo, guardandolo negli occhi, senza però spostare ancora la mano. Un po’ vorrebbe stringerselo contro e nascondersi sotto la coperta a fingere vada tutto perfettamente bene. Si limita a stare fermo e zitto, guardandolo senza lasciarlo andare.
“Come ti senti?” Si decide a chiedere Travis, sfiorandogli uno zigomo.
“Vorrei nascondermi sotto le coperte.” Risponde sinceramente, chiudendo un attimo gli occhi alla carezza.
“Possiamo nasconderci sotto le coperte per un po’, se vuoi...”
Lo guarda quasi sorpreso prima di abbozzare un mezzo sorriso e stringerlo a sé, tirando le coperte per coprire la testa ad entrambi, rimanendo a stringerlo nella semi oscurità. “... grazie.”
Travis risponde con un sorriso ed alza le spalle. “Sono qui per te...” Mormora.
James sospira appena alle sue parole e gli accarezza il viso. Sarebbe stato ripetitivo ringraziarlo proprio per quello? “Sono felice che ci sei...” Gli risponde piano.
Il ragazzo torna a stringerlo e strofina la guancia contro il suo petto, senza dire nulla. Non vuole che questo momento finisca.
In silenzio l’uomo riprende ad accarezzargli i capelli, lasciando passare del tempo finché non si sente pronto ad uscire da quel bozzolo e allora gli bacia piano una tempia. “Ti va di fare colazione?”
Travis sospira ed alza la testa, per guardarlo. “Sai... forse la pasta e la crema si possono ancora salvare, se vuoi...”
Ci pensa per un attimo prima di stringere appena le labbra. “Mi piace la crostata... e quella crema era buona.” Abbozza un sorriso, accarezzandogli una guancia col pollice. “Però un po’ sono tentato di buttare via tutto.” Sospira, scostando le coperte dalle loro teste.
“Possiamo sempre farne un’altra, un’altra volta...” Dice, stringendosi istintivamente contro di lui.
James lo guarda per un attimo senza parole, per niente abituato a tutta quella frenesia di volergli stare accanto, e senza riflettere lo stringe a sé, facendogli nascondere il viso contro il proprio collo. “Sì, Trav...” Annuisce.
Travis chiude gli occhi per un momento, limitandosi a godersi il momento e memorizzare ogni dettaglio, come il fatto che la barba di James lo pizzica appena, alla mattina. “... hai un buon profumo...” Mormora, senza pensare.
“Anche tu...” Sorride accarezzandogli la nuca, contento mentre per un attimo si sente levare tutto quel magone dal petto.
Rimane fermo per un momento, prima di alzare la testa e decidere di tentare, almeno. Si sporge a baciarlo, lasciandogli il tempo di fermarlo se non vuole.
James sospira appena e lo bacia, accarezzandogli con calma il collo, prendendo il tempo di godersi il suo sapore e il suo calore. Non ha idea di come starebbe in questo momento se Travis non fosse stato lì al suo fianco.
Travis torna a nascondere il viso contro il suo collo, con un sospiro leggero. “... andiamo?” Chiede, cercando di non pensare a niente che potrebbero fare se invece rimanessero a letto. Va bene i diciassette anni, ma James ha appena lasciato Louis.
“Andiamo.” Gli risponde, lasciandolo andare prima di scendere dal letto, lanciandogli uno sguardo mentre si gratta la nuca. “Metto a fare il caffè?” Chiede, sentendosi in qualche modo un po’ in imbarazzo in quel momento. Forse era il vedere da un’altra prospettiva Travis nel proprio letto. Nel loro letto. Suo e di Louis. Anche se prima era solo suo.
“Sì, grazie... hai dei biscotti?” Domanda, mentre si alza in piedi.
“Certo.” Annuisce, facendogli strada in cucina dove tira fuori da un’antina un pacco di biscotti al cioccolato e, dopo un attimo di esitazione, un pacco di gallette dietetiche. “Uhm, quale vuoi?” Gliele mostra.
Travis prende il pacco dei biscotti senza nemmeno stare a pensarci. “Forse dovresti ripulire un po’ la cucina dalle cose che non mangi...”
“Uhm, già.” Annuisce, considerando la quantità di tofu in frigo che non avrebbe più mangiato nemmeno sotto tortura. Prende un biscotto e mette a fare il caffè prima di aprire un antina e con un sospiro iniziare a tirarne fuori cibo da mettere via. Lontano. Magari lo poteva dare direttamente a Louis quando lo rivedeva. E magari Louis non sarebbe stato molto felice nel vedere Travis lì in pigiama.
“Forse dovrei cambiarmi...” Riflette Travis, un po’ imbarazzato a guardarsi e vedere come gli cadono addosso i vestiti che James gli ha prestato per la notte.
Gli lancia uno sguardo e si ferma, con in mano un barattolo di semi di non sa bene cosa. “Ok. Ti chiamo quando sale il caffè?”
“Sì, grazie... posso farmi una doccia?” Chiede, sfiorandogli un braccio.
“Certo.” Abbozza un sorriso, appoggiando il barattolo. “Ti do degli asciugamani puliti...” Annuisce, facendogli strada.

Più tardi, mentre James si sta facendo la doccia e Travis è in cucina da solo, Louis entra in casa per riprendere le sue cose.
Ma rivedere lì quel ragazzino, con addosso i vestiti della sera prima, gli manda il sangue alla testa.
Marcia dritto fino a lui e quasi lo incastra tra sé e il ripiano, avvelenato dalla rabbia. “Spero che tu ti sia divertito a entrare nel mio letto mentre era ancora tiepido, deve essere stato facile scoparti James nello stato in cui era.” Sibila, lasciandolo sorpreso e piuttosto intimorito.
“Io non-”
“Credi che non ti abbia visto il giorno del Ringraziamento? Se non ci fossi stato io avresti cercato di attaccarti a lui ancora più di quanto tu abbia fatto. Gli stavi addosso dal matrimonio di suo cugino. Dovresti vergognarti anche solo di averlo puntato. E adesso sei qui, invece, con addosso gli stessi vestiti di ieri, come se fosse tuo diritto inalienabile sbatterti James. Il karma è una puttana, bambino, vedi di non scordartelo mai.” Gli ringhia contro, prima di entrare in camera a passi larghi.
James esce dal bagno con il pigiama di nuovo addosso e un asciugamano in testa e, senza nemmeno pensare che Louis possa essere tornato, va in camera a cambiarsi, bloccandosi sulla soglia però a vedere l’ex.
“Sono tornato a prendere le mie cose.” Dice, con il tono di chi ha tutto il diritto di essere offeso per qualcosa.
L’altro annuisce, senza sapere bene cosa dirgli, e senza una parola o uno sguardo va a prendere dai cassetti i propri vestiti, del tutto intenzionato a cambiarsi in bagno.
Louis comincia a fare la seconda valigia, riempiendola di ogni cosa abbia lasciato la sera prima. “Potevi almeno aspettare che il letto fosse freddo, prima di farci entrare il ragazzino.” Soffia.
James si volta a guardarlo, serrando la mascella. “E’ rimasto solo a farmi compagnia, cosa credi? E non vedo come la cosa dovrebbe comunque importarti. Avrei capito se fosse successo prima che... prima.” Annuisce vagamente, cercando di non dire prima che ti lasciassi.
“Non riesci neanche a dire che mi hai lasciato, James, direi che la cosa può importarmi, se mi va.” Ribatte, richiudendo la valigia. “Ora, per la gioia tua e della tua famiglia, vado a stare da Joe finché non trovo un altro appartamento.”
James lo guarda per un momento seriamente perplesso da cosa c’entri il fatto che lui non volesse rigirare il coltello nella piaga per non farcelo stare male con tutto il resto ma alla fine stringe le labbra, iniziando ad irritarsi. “Oh, per la gioia della mia famiglia, vero? Come se stare da Joe non fosse ciò che volevi. Scommettiamo che ci metterai dei mesi per trovare un appartamento degno di te? E tanto per curiosità, l’anello glielo hai dato in una scatola o ti sei inginocchiato davanti a lui e poi hai fatto finta di stare solo scherzando? Come la volta che gli hai detto che lo ami davanti a me?”
“No, gliel’ho dato mentre gli facevo il pompino che non ho mai fatto a te.” Risponde, gelido, tirando giù la valigia dal letto per andarsene.
E con quello è chiaro che l’unico che continua a soffrire in quella coppia è lui. Come sempre. “Sei solo uno stronzo, Louis. Sei arido peggio di un deserto. Ora esci fuori dalle palle o ti inizio a tirare in faccia il tofu che hai lasciato in frigo.”
“Divertiti con il tuo amico minorenne!” Gli urla dietro sulla soglia, prima di sbattere la porta dietro di sé.
Riapre la porta di casa. “Divertiti con l’amico che non ti guarderà mai!” Risbatte la porta, prima di voltarsi e vedere Travis. Stringe le labbra, conscio di essere parecchio rosso. Non avrebbe voluto fare una scena così davanti ad altri.
Travis abbassa la testa, senza dire niente per non metterlo ancora più in imbarazzo.
L’uomo si ritrova a deglutire piano, guardando i vestiti che ancora stritola in una mano. Da quando il discorso era degenerato si era dimenticato quasi che Travis fosse ancora lì e ora, a sapere che ha sentito certe cose, un po’ vorrebbe sotterrarsi. In silenzio torna in camera, richiudendo la porta per cambiarsi, anche se poi si siede sul letto con un sospiro e si passa una mano tra i capelli. Deve proprio andare di là e fare finta di niente?
Travis vorrebbe un po’ andare da lui e tornare a tacere e stringerlo come la sera prima, ma non vuole metterlo in imbarazzo.
Quando finalmente se la sente di tornare da lui non riesce a guardarlo subito in faccia, prendendo la busta di cibo che aveva preparato per Louis e cestinandola direttamente. Non ha seriamente la più pallida idea di come rendere le cose meno imbarazzanti con qualcuno che ha appena sentito di quanto la tua vita sessuale col tuo ex non fosse particolarmente entusiasmante.
“Posso darti una mano?” Chiede, schiarendosi la voce.
Ci pensa un attimo e prova a fare un cenno verso una busta vuota. “Me la apri mentre tiro fuori il tofu e quelle salse strane dal frigo?”
Travis annuisce ed apre il sacchetto per l’immondizia, avvicinandosi a lui per aiutarlo.
James ci butta dentro tutto ciò che lui non aveva mai potuto soffrire e che spesso si ritrovava comunque nel piatto, senza ancora riuscire a guardarlo in faccia. Finché non gli viene in mente un pensiero e alza la testa. “C’era da molto prima che uscissi dalla doccia?”
“Uhm, da un paio di minuti...”
Conoscendolo come lo conosce la domanda successiva è abbastanza ovvia. “Se l’è presa con te?”
Travis stringe le labbra ed alza le spalle. “Niente di preoccupante, in realtà...”
“Trav. Che ti ha detto?” Chiede l’uomo, stringendo le labbra.
“Credeva che fossi rimasto perché abbiamo fatto sesso.”
L’uomo si sente avvampare a quella risposta e sospira, scuotendo la testa nel considerare la stima che Louis aveva di entrambi. “Mi spiace. Avrei preferito non se la prendesse con te per le scelte che ho fatto io... E insinuare una cosa così è brutto.” Stringe le labbra.
Alza le spalle. “Era arrabbiato. Stava cercando di farmi del male per sentirsi meglio lui.”
“Oh, in questo è un campione.” Mormora amareggiato, richiudendo la busta con un sospiro quando finalmente si è liberato di tutto. Guarda per un attimo la cucina prima di tornare a guardare Travis. “Grazie dell’aiuto, Trav.”
“Non devi ringraziarmi...” Alza le spalle. “Lo faccio volentieri...”
Prende un respiro a fondo e gli sorride, cercando di pensare ad altro. “Mi sa che faccio la sacca e prendo la gabbietta di Elphaba. Lo vuoi un passaggio al tuo hotel dopo?”
“Se non è un problema, mi farebbe comodo, grazie...”
Lo guarda per un attimo e scuote la testa, sospirando appena. “Non sei mai un problema, Trav...” Dice mentre gli accarezza leggermente un braccio.
Travis abbozza un sorriso e mette la mano sulla sua. “Tanto per andare a New Orleans dobbiamo raggiungere mio padre e tua madre, in effetti...”
“Già.” Annuisce calmo, pensando per un attimo alla casualità che ha portato i loro genitori, entrambi vedovi, a innamorarsi. “Ti spiace però se spero che mia madre non ti adotti?” Ridacchia, mentre dopo un ultima carezza si allontana per prendere le proprie cose.
“In effetti lo stavo sperando anche io...” Ridacchia, seguendolo con lo sguardo.
James riesce quasi miracolosamente a mantenere il proprio sorriso per più di due minuti e mezzo e sposta i propri vestiti in una sacca in previsione delle vacanze da passare col resto dei parenti nella casa di famiglia in Louisiana. Apre l’armadio e ne prende i regali per gli altri, soffermandosi per un attimo a guardare quello per Louis. Con un sospiro lo toglie dalla busta e lo rimette nell’armadio, quasi nascondendolo nel ripiano più alto. Ci penserà più in là a cosa farne.
Finalmente torna da Travis, pronto per partire.
“Porteresti tu la gabbietta di Elphaba, per piacere?” Prova a chiedere, indicando il piccolo trasportino vuoto. “Al momento ce l’ha Sam, ci siamo messi d’accordo per trovarci all’aeroporto, tanto vengono anche lei con Yang e Barbaro.” Spiega, facendo riferimento alla parente acquisita col ragazzo e il loro cane, innamorato della sua cagnetta.
“Certo!” Si infila la giacca e raccoglie la gabbietta, chiedendosi se a New Orleans li infileranno di nuovo in stanza insieme. Dopotutto, è un dubbio legittimo, no?
James apre la porta per lui, seguendolo fuori casa con le proprie cose. Lì, all’inizio di un nuovo periodo della sua vita, non può non pensare per l’ennesima volta che è fortunato ad aver trovato Travis e che lui avesse deciso di stargli vicino.

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