[Original] Fotografie e ricordi
May. 3rd, 2010 01:01 pmSì, lo so che sequel e prequel non sono sinonimi, ma capirete solo leggendo \o/
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Come al solito, Carlos e Hernàn sono miei e se becco qualcuno che usa gli Herrera senza chiedermelo, lo scuoio con un coltello arrugginito \o/
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Carlos stringe nervosamente gli angoli delle vecchie foto.
Sembravano quasi tempi felici. Forse perché lì aveva solo sette anni e non faceva niente che potesse indisporre suo padre.
Rideva. Ridevano, in verità.
Lui, suo padre ed Hernàn.
Non riesce a non notare la manina del piccolo Hernàn stretta al bordo del suo maglione - ed il fatto che avevano lo stesso maglione entrambi, solo di misure diverse.
Gli torna in mente come, da piccoli, Hernàn cercasse sempre di imitarlo goffamente. Ed il fatto che continuasse anche crescendo.
Il ricordo più vivido è di una sera, una delle rare volte in cui papà aveva permesso loro di tenere per sé il televisore.
Aveva scelto lui cosa guardare. Voleva tirare la corda, vedere fino a che punto Hernàn lo avrebbe seguito.
Lui aveva 14 anni, il suo fratellino ancora 11. Per poco, ma solo undici.
E Carlos voleva vedere Nightmare. Ricorda bene come Hernàn sia rabbrividito quando gliel'ha detto, ma nonostante tutto ha accettato con un sorriso tremolante.
Fino a metà del film non ha osato fiatare. Occhi sgranati, un'espressione sconvolta stampata in viso ed un mugolio spaurito di tanto in tanto, emesso stringendo forte le palpebre.
Carlos aveva passato il tempo più osservando le reazioni del fratello che la pellicola e dopo quei primi, terrificanti, quarantacinque minuti era ancora lì, con le ginocchia che tremavano ed il labbro inferiore spinto in fuori il più possibile per la paura.
Sorrise - lo ricorda ancora bene - e gli tese la mano.
Hernàn non si fece attendere a prenderla e stringerla forte, impaurito ma rassicurato dalla preoccupazione stessa del fratello.
Carlos spegne il televisore e scende dal divano.
"Dove vai?"
"A letto, Hernàn, il film è finito. Andiamo o no?" Dice, con un sorriso spavaldo.
Il minore salta giù dal sofà e lo raggiunge, riprendendo la sua mano.
Carlos ride. "Ti ha fatto così paura?"
Hernàn scuote la testa, facendo oscillare i ricci neri per cui aveva supplicato mamma di non tagliargli i capelli. L'unica cosa in cui non aveva cercato di uniformarsi al fratello.
"Bene, allora andiamo." Tenendogli la mano, Carlos lo porta in camera, dove i due si cambiano e si infilano nei loro letti.
Carlos tace, aspetta. Sa che quel momento arriverà.
"… Carlos?"
"Dimmi, Hernàn."
"Possiamo… possiamo parlare un po'?" Pigola timidamente.
Il maggiore ridacchia. "Se vuoi…"
"Ecco…" Hernàn annaspa alla ricerca disperata di un argomento di conversazione.
Dopo qualche secondo di silenzio impacciato, Carlos scoppia a ridere e scosta le proprie coperte. "Vieni qui, dai."
Senza farselo ripetere, Hernàn scende dal letto di corsa e si infila con un salto in quello dell'altro.
Il più grande gli scompiglia i capelli. "Non dovevamo vederlo per forza, se tu non volevi…"
"Ma lo volevi tu…" Protesta l'altro con un broncio che suscita un'altra risata al fratello.
"Ok, ok… la prossima volta guardiamo quello che vuoi tu, allora."
Un'altra foto, un altro ricordo, quello di una festa in piazza; estate, turisti e cicale che assordano.
Tempo da salire alla Alhambra e rimanere lassù, al fresco della montagna, finché non è troppo freddo per resistere.
Lui ed Hernàn seduti su una panchina.
Hernàn seduto, lui sbragato, in realtà.
Hernàn vestito da soldato spagnolo del '400 e lui vestito da moro, ma avendo troppo caldo era mezzo spogliato, la matita agli occhi sul punto di colare e dipingergli il viso di curiose ed irregolari linee nere.
Lo ricorda, lo ricorda benissimo.
Ricorda il vociare poco distante di quella famiglia di americani, lo sguardo di Hernàn che cercava forme tra i rami del pino sopra di loro, l'ombra picchiettata di sole che li riparava almeno un po' dal caldo mortale di quella giornata.
Hernàn sospira e fa per appoggiarsi alla spalla del fratello, che quasi salta.
"Porca puttana, quell'elmo è freddo!" Protesta, facendo ridere l'altro.
"Scusa…" Ridacchia, prima di togliersi l'elmo e rigirarselo per le mani. "Credevo non ti avrebbe dato fastidio, visto che hai tanto caldo…"
Carlos sbuffa. "Ma vaffanculo, Hernàn… ehi, e se mollassimo qui e andassimo a farci un'horchata?" Propone il maggiore, dando di gomito all'altro.
"Ma abbiamo già mollato tutto…" Ridacchia Hernàn, quindicenne reso spanizzo dalla bella stagione.
"Ah, bravo, puntualizza sempre, eh." Lo riprende affettuosamente Carlos, e finge un applauso sdegnoso che fa ridere il più piccolo.
"Dai, dai, scusa…" Ride Hernàn, spingendo la fronte sudata contro la sua spalla.
"Ehi ehi, e tutta questa confidenza? Sono il tuo fidanzato?" Lo pungola quasi per metterlo alla prova.
Hernàn si ritrae di colpo, avvampando e ridacchia nervosamente. "Dai, cretino…"
Carlos fa forza sulla panchina per alzarsi in piedi e gli tende la mano. "Alzati, dai, che andiamo a prenderci quell'horchata, ho sete."
Hernàn prende la sua mano senza troppa convinzione, ma è il fratello a stringergliela e tenergliela anche dopo averlo aiutato.
Non più di qualche minuto, ma abbastanza da alimentare speranze che dovrebbero essere dimenticate.
Perché sbagliate, innaturali e perverse.
Ma la figura di Carlos è così forte nella sua vita, che se anche non avesse quelle cercherebbe una persona come lui.
E come Carlos, lo sa, non c'è nessuno.
Di nuovo, Carlos sospira ed improvvisamente le foto gli spariscono da sotto gli occhi.
"Ehi!" Protesta, prima che Hernàn gli baci la nuca.
"Hai sempre detto che queste foto le avevi prese per me e tu non volevi nemmeno vederle…" Lo canzona, nascondendole dietro la schiena.
Il fratello ruota gli occhi. "Come se fosse la prima bugia che dico. E poi che c'entra, dai, avrò diritto o no ad avere dei ricordi che non siano la cinghia di nostro padre?"
Il minore sospira e si sporge a baciarlo sulle labbra.
"Sì, ma mi piacerebbe che ti ricordassi anche del fatto che non ero solo io a morirti dietro."
"… c'era anche qualcun altro a morirmi dietro?"
Hernàn gli rifila uno scappellotto che lo fa imprecare.
"E adesso che ho detto?"
"Cretino, sei stato tu ad assalirmi, ti ricordo."
"Hm-hm, e allora?"
"Continua a non parlarne e ti giuro che stanotte dormi in corridoio."
Carlos sbuffa. "Ok, ok, mi piaceva averti intorno e che ti comportassi da fidanzatina innamorata, e quindi?"
"… quindi intanto scordati che facciamo l'amore fino a nuovo ordine."
"MA-!"
"Non credo aiuterai la tua causa, qualunque cosa tu stia per dire, quindi è meglio se taci."
"… lo sai, mi piacevi di più quando mi adoravi troppo per contestarmi." Borbotta imbronciato, facendo ridere Hernàn.
"Non avevo dubbi…"
Nota: l'horchata o horchata de chufa è una specie di granita fatta di latte di una fianta che si chiama appunto chufa, non so in italiano cosa diamine sia. L'ho bevuta a Granada e mi ha fatto schifo, ma era molto molto rinfrescante \o/
